Dare l’incarico a un procacciatore d’affari significa affidare a un soggetto esterno il compito di segnalare opportunità commerciali e mettere in contatto la tua impresa con potenziali clienti o partner, con l’obiettivo di generare trattative e, idealmente, contratti. Il procacciatore non coincide con l’agente di commercio e non è automaticamente un mediatore “neutro”. Nella prassi italiana il procacciatore opera tipicamente senza vincolo di stabilità, con un’attività più episodica e orientata alla segnalazione, mentre l’agente tende ad avere un rapporto continuativo e spesso un inquadramento più strutturato. Proprio perché la figura del procacciatore è, per definizione, meno “tipizzata” e più flessibile, l’incarico deve essere scritto in modo estremamente chiaro per evitare equivoci su ruolo, obblighi e compensi.
Il rischio principale, se l’incarico è vago, è duplice. Da un lato puoi ritrovarti a pagare provvigioni su contatti che non hanno un reale valore o su contratti chiusi senza un contributo dimostrabile. Dall’altro puoi creare, senza volerlo, un rapporto che assomiglia a un’agenzia o a una collaborazione continuativa con conseguenze legali, contributive o fiscali non previste. Una scrittura precisa non serve a “diffidare” il procacciatore, ma a proteggere entrambe le parti: tu sai cosa stai pagando e quando, lui sa cosa deve fare e come verrà remunerato.
Indice
- 1 Stabilire l’obiettivo dell’incarico: lead, appuntamenti o contratti conclusi
- 2 Definire l’ambito: prodotti, canali, territorio e tipologia di clienti
- 3 Esclusiva o non esclusiva: impatto sulla tua libertà e sulla motivazione del procacciatore
- 4 La forma dell’incarico: contratto scritto, durata e recesso
- 5 Compenso: provvigione, fee per lead, bonus e criteri di maturazione
- 6 Attribuzione dell’affare: come dimostrare chi ha portato cosa
- 7 Documenti, listini e poteri: cosa può dire e cosa non può fare il procacciatore
- 8 Aspetti fiscali e amministrativi: fatturazione, ritenute e tracciabilità
- 9 Riservatezza e dati: proteggere clienti, listini e strategia
- 10 KPI e reporting: come misurare l’attività senza trasformarla in burocrazia
- 11 Conclusioni
Stabilire l’obiettivo dell’incarico: lead, appuntamenti o contratti conclusi
Prima di parlare di percentuali e durata, devi chiarire quale risultato stai chiedendo. Un procacciatore può operare su tre livelli, che generano valore in modo diverso. Può limitarsi a segnalare nominativi qualificati, cioè lead con caratteristiche coerenti con il tuo target. Può generare appuntamenti commerciali o richieste di preventivo, quindi un passo più vicino alla vendita. Oppure può accompagnare la trattativa fino alla conclusione del contratto, anche se formalmente la firma e la gestione restano in capo alla tua impresa.
Il punto è che ciascun livello richiede attività, tempo e competenze diverse. Se vuoi solo lead, l’incarico può essere più snello e il compenso può essere legato a quantità e qualità delle segnalazioni. Se vuoi contratti conclusi, la struttura dell’incarico deve gestire tempi, misurabilità e condizioni di maturazione della provvigione. Molte dispute nascono proprio da qui: il procacciatore pensa di aver “fatto la vendita” perché ha presentato il cliente, mentre l’azienda ritiene che la vendita si sia chiusa per merito interno. Definire l’obiettivo riduce drasticamente questo conflitto, perché collega il compenso a un evento misurabile e condiviso.
Definire l’ambito: prodotti, canali, territorio e tipologia di clienti
Un incarico efficace delimita l’ambito operativo. Devi specificare quali prodotti o servizi rientrano nell’attività di procacciamento, perché se la tua azienda ha linee diverse o prezzi differenti, la provvigione potrebbe cambiare e la gestione diventare confusa. È utile chiarire anche i canali: il procacciatore può muoversi su clienti finali, su rivenditori, su aziende, su enti pubblici, su settore specifico, oppure su nicchie. Ogni canale ha dinamiche diverse, e la tua organizzazione interna deve essere pronta a gestire le lead generate.
Il territorio è un altro tema classico. Anche se il procacciatore non è un agente, è prudente stabilire un perimetro geografico o un mercato di riferimento, perché questo evita sovrapposizioni con altri collaboratori o con la tua rete commerciale. Non sempre serve un’esclusiva, ma serve chiarezza: se operi con più soggetti che “procacciano”, devi evitare che due persone rivendichino la provvigione sullo stesso cliente. Definire l’ambito riduce l’ambiguità e ti permette di misurare la performance, perché puoi confrontare risultati per area o segmento.
Esclusiva o non esclusiva: impatto sulla tua libertà e sulla motivazione del procacciatore
L’esclusiva è una scelta strategica. Con esclusiva, il procacciatore ha una motivazione più forte perché sa che il territorio o il segmento è “suo”, ma tu perdi flessibilità e devi gestire il rischio di dipendenza da un singolo soggetto. Senza esclusiva, mantieni libertà e puoi lavorare con più canali, ma il procacciatore potrebbe investire meno tempo, perché percepisce competizione interna.
Se scegli l’esclusiva, l’incarico dovrebbe includere criteri di performance e meccanismi di revisione, perché l’esclusiva senza risultati è una delle situazioni più dannose. Se non scegli l’esclusiva, è comunque utile stabilire regole di attribuzione della provvigione, in modo che la presenza di più soggetti non generi dispute. L’obiettivo, in entrambi i casi, è evitare la situazione in cui tu paghi due volte per lo stesso contratto o in cui il procacciatore si sente scavalcato e interrompe la collaborazione in modo conflittuale.
La forma dell’incarico: contratto scritto, durata e recesso
Anche se molte collaborazioni nascono da accordi informali, l’incarico a un procacciatore d’affari dovrebbe essere formalizzato con una lettera d’incarico. La scrittura serve a definire durata, modalità operative e compensi. Una durata iniziale con possibilità di rinnovo è spesso utile perché permette a entrambe le parti di testare la collaborazione senza vincoli eccessivi. Il recesso deve essere disciplinato in modo chiaro, indicando preavviso e gestione delle trattative in corso.
Un punto delicato è cosa accade se tu recedi mentre ci sono lead già presentate che potrebbero chiudersi dopo. Se non lo definisci, il rischio è che il procacciatore pretenda provvigioni per contratti conclusi mesi dopo su contatti che ha segnalato. Questo non è necessariamente illegittimo, ma deve essere regolato con un criterio. Un incarico ben scritto definisce un periodo di “coda” ragionevole, cioè un arco temporale entro cui le provvigioni possono maturare per affari effettivamente derivanti da contatti generati durante l’incarico. Senza questa regola, la collaborazione diventa una fonte di contenzioso anche dopo la sua fine.
Compenso: provvigione, fee per lead, bonus e criteri di maturazione
Il tema del compenso è quello che più spesso genera conflitto. Puoi remunerare un procacciatore con una provvigione sul fatturato generato, con un compenso fisso per lead qualificata, con un bonus per contratti conclusi o con modelli ibridi. La scelta dipende da quanto controllo vuoi mantenere sulla qualità e da quanto è lungo il ciclo di vendita.
La provvigione è il modello più comune, ma deve essere definita con precisione. Devi chiarire su quale base si calcola, se su imponibile o su totale fattura, se include o esclude IVA, se si calcola sul prezzo al netto di sconti, resi e note di credito, e se vale su una singola vendita o su riordini successivi. Devi anche stabilire quando “matura” e quando viene pagata. Una regola prudente è legare la maturazione all’incasso, perché evita di pagare provvigioni su fatture non pagate o contestate. Tuttavia, devi considerare l’impatto sulla motivazione del procacciatore se i tempi di incasso sono lunghi.
Se invece paghi per lead, devi definire cosa significa “lead qualificata”. Non basta un nominativo: serve un contatto con requisiti minimi, come interesse espresso, budget, ruolo decisionale o altri criteri coerenti con il tuo modello di business. Senza definizione, rischi di pagare per quantità e non per valore. Se usi bonus, devi definire soglie e obiettivi, perché altrimenti il bonus diventa una promessa vaga che genera frustrazione.
Attribuzione dell’affare: come dimostrare chi ha portato cosa
Uno dei punti più sensibili è l’attribuzione. Il procacciatore presenta un contatto, ma poi l’azienda gestisce preventivi, trattativa, contratto, consegna. Se non definisci come si attribuisce l’affare, la discussione è inevitabile. Una soluzione pratica è prevedere una procedura di registrazione delle lead: il procacciatore invia una segnalazione scritta con dati minimi e tu confermi la presa in carico. Da quel momento, se il cliente acquista entro un certo periodo e su certe condizioni, la provvigione è riconosciuta.
Questo meccanismo tutela entrambi. Tu eviti richieste retroattive su clienti che erano già in pipeline; lui evita di essere scavalcato. È importante anche gestire i casi in cui il cliente era già noto all’azienda. Se il cliente era già nel tuo CRM o già contattato, l’incarico deve stabilire se il procacciatore ha diritto a qualcosa oppure no. Senza questa clausola, il procacciatore può rivendicare una provvigione su contatti già esistenti, sostenendo di averli “riattivati”. È un tema che va affrontato in modo esplicito.
Documenti, listini e poteri: cosa può dire e cosa non può fare il procacciatore
Un altro punto che l’incarico deve chiarire è il perimetro dei poteri del procacciatore. Può negoziare prezzi? Può promettere sconti? Può firmare offerte? Può incassare? Nella maggior parte dei casi, la risposta prudente è no: il procacciatore segnala e introduce, ma le condizioni commerciali e la firma restano in capo all’azienda. Se lasci margini, devi stabilire soglie e limiti, perché promesse fatte senza autorizzazione possono diventare un problema reputazionale e, in certi casi, un problema legale.
È utile anche chiarire che i materiali che il procacciatore utilizza devono essere quelli approvati dall’azienda e aggiornati. Se lavora con vecchi listini o descrizioni non corrette, può generare aspettative sbagliate nel cliente. Un incarico ben fatto disciplina la consegna dei materiali, l’uso del marchio e la comunicazione, evitando che il procacciatore si presenti come “dipendente” o come rappresentante con poteri che non ha.
Aspetti fiscali e amministrativi: fatturazione, ritenute e tracciabilità
La gestione amministrativa deve essere chiara fin dall’inizio. In Italia, la modalità di pagamento e fatturazione dipende dall’inquadramento del procacciatore. Può essere un professionista con partita IVA, può operare con ritenuta d’acconto se compatibile con la sua posizione, oppure può avere altre forme. Senza entrare in dettagli di casistica, il punto pratico è che tu devi sapere come verranno emesse le fatture o le ricevute e quali adempimenti fiscali e contributivi ti competono. Una collaborazione gestita male può creare problemi non tanto commerciali quanto amministrativi, come pagamenti non correttamente documentati o contestazioni sulla natura del rapporto.
La tracciabilità è importante anche per un altro motivo: in caso di dispute, la prova dei pagamenti e delle provvigioni riconosciute è essenziale. Definire in contratto periodicità di rendicontazione, modalità di calcolo e tempi di pagamento riduce il rischio di incomprensioni. Un rapporto sereno è quello in cui il procacciatore sa quando verrà pagato e tu sai cosa stai pagando e perché.
Riservatezza e dati: proteggere clienti, listini e strategia
Un procacciatore entra in contatto con informazioni sensibili: nominativi, condizioni commerciali, strategie di vendita. È prudente disciplinare riservatezza e uso dei dati. Anche se la collaborazione è informale, dal punto di vista pratico devi evitare che il procacciatore utilizzi la tua documentazione per proporre offerte concorrenti o che, una volta cessato il rapporto, porti via informazioni e contatti in modo incontrollato.
Questo tema va gestito con equilibrio. Non puoi pretendere di “possedere” ogni relazione personale del procacciatore, ma puoi definire che i dati dei clienti generati per conto dell’azienda e le informazioni interne non possono essere divulgati o usati per finalità diverse. Anche la gestione dei contatti nel tuo CRM e l’accesso a strumenti interni devono essere regolati: accesso minimo necessario, credenziali personali, revoca in caso di cessazione. È una tutela organizzativa prima che legale.
KPI e reporting: come misurare l’attività senza trasformarla in burocrazia
La misurazione è ciò che rende l’incarico governabile. Non serve trasformare il procacciatore in un dipendente con report giornalieri, ma serve un minimo di reporting per capire se la collaborazione funziona. Questo reporting può includere quantità di lead, qualità, stato delle trattative, settori contattati e ostacoli riscontrati. Il valore non è la burocrazia, ma la capacità di correggere rotta: se arrivano lead sbagliate, si affina il target; se i clienti chiedono sempre la stessa cosa, si adatta l’offerta.
Un incarico ben gestito ha un momento periodico di revisione: cosa sta funzionando, cosa no, e se conviene rinnovare o cambiare condizioni. Questo riduce la probabilità che la collaborazione si trascini per inerzia fino a diventare conflittuale.
Conclusioni
Dare l’incarico a un procacciatore d’affari può essere un modo efficace per aprire mercato, aumentare appuntamenti e generare contratti, ma funziona solo se l’accordo è chiaro su obiettivi, ambito, attribuzione degli affari e compensi. La scrittura deve definire cosa fa il procacciatore, cosa non fa, quando matura la provvigione, come si gestiscono lead e clienti già noti, e cosa accade alla cessazione del rapporto. A questo si aggiungono aspetti amministrativi, riservatezza e reporting, che trasformano una collaborazione “a sentimento” in un canale commerciale governabile.
