A prima vista i pannelli di cartongesso sembrano omogenei, in realtà presentano due fasi diverse: l’anima di gesso disidratato, porosa e poco coesiva, e la carta che la avvolge, compatta e flessibile. Quando si fora la lastra con un tassello che viene poi rimosso, oppure quando si ammacca con l’angolo di un mobile, il danno coinvolge questi due strati in misura diversa. Per questa ragione lo stucco capace di riempire un microforo da chiodo potrebbe non essere il più adatto a colmare un’ampia cavità, e viceversa. Il criterio di scelta ruota intorno alla profondità del buco, alla porzione di carta lacerata e al tempo di lavorazione che si ha a disposizione prima di carteggiare e riverniciare.
Indice
- 1 Microfori da puntina e chiodino: spackling leggero in pasta
- 2 Buchi da tasselli o viti rimosse: pasta multiuso in cartuccia
- 3 Fori ovali o bordi sbriciolati: gesso rapido in polvere
- 4 Ampie falle rettangolari: stucco fibrorinforzato e toppa in rete
- 5 Il passaggio di finitura: poliacrilico ultrafine
- 6 Fattori di compatibilità e precauzioni
- 7 Conclusioni
Microfori da puntina e chiodino: spackling leggero in pasta
I fori di diametro inferiore ai tre millimetri sono quasi sempre lesioni circoscritte alla carta superficiale; la cavità interna è minima e non richiede rinforzi. In questo caso lo stucco più indicato è lo spackling leggero già pronto, venduto in piccoli barattoli o tubetti. Si tratta di una dispersione acrilica con microsfere cave che gli conferiscono peso ridotto e minima tendenza a ritirarsi. La consistenza è simile a uno yogurt denso: basta prelevarne una piccola quantità con la punta di un dito, premerla dentro il foro e lisciare. Il tempo di asciugatura varia da venti a quaranta minuti; una volta opaco, lo stucco si carteggia con carta grana 220 in due passaggi incrociati. Dopo la verniciatura nessuno noterà l’intervento perché il materiale non si incrina e non lascia avvallamenti.
Buchi da tasselli o viti rimosse: pasta multiuso in cartuccia
Se il diametro sale a mezzo centimetro, non è più sufficiente uno spackling leggero: la massa deve opporre resistenza alla pressione di pennello e rullo durante la pittura. In questo caso è utile una pasta multiuso a base di gesso polimerizzato, spesso confezionata in cartuccia da silicone: si dosa con pistola, il beccuccio può entrare nel foro spingendo la pasta fino in fondo. Il legante vinilico assicura adesione alla carta e alla polvere di gesso interna, mentre gli additivi cellulosici evitano fessurazioni in asciugatura. La presa superficiale richiede circa un’ora, ma conviene attendere due ore prima della carteggiatura per permettere all’umidità residua di uscire. La coesione è tale da permettere, se necessario, di reinserire viti leggere nella stessa posizione.
Fori ovali o bordi sbriciolati: gesso rapido in polvere
Nei casi in cui estrazione del tassello o impatto accidentale abbiano strappato la carta formando un cratere, lo spessore da riempire supera un centimetro. Uno stucco in pasta asciugherebbe molto lentamente e, ritirandosi, finirebbe per creare cavità. Occorre allora un gesso rapido da miscelare in polvere, detto anche “setting type”, basato su solfato di calcio emiidrato con acceleranti: si impasta con acqua in rapporto uno a sette fino a ottenere una crema densa, si spinge dentro il foro a strati di mezzo centimetro, premendo perché si ancorino ai bordi di carta ancora intatti. Il gesso fa presa in dieci-quindici minuti e raggiunge resistenza meccanica elevata in meno di un’ora, tanto da poter reggere la successiva lisciatura con stucco di finitura. L’essiccazione per evaporazione è minima, quindi quasi non si ritira; l’unico avvertimento riguarda la velocità: una volta miscelato, il composto indurisce rapidamente, perciò va preparato in piccole quantità e usato subito.
Ampie falle rettangolari: stucco fibrorinforzato e toppa in rete
Quando il cartongesso presenta un buco largo diversi centimetri, provocato magari dall’urto di una maniglia o dalla rimozione di una scatola elettrica, il riempimento va sostenuto da una toppa sottostante; diversamente, lo stucco cadrebbe per gravità. Si ritaglia un pezzo di rete adesiva in fibra di vetro un centimetro più grande dell’apertura, lo si incolla dietro la carta rimasta intorno al bordo, poi si applica uno stucco fibrorinforzato a base di gesso e fibre sintetiche. Quest’ultimo, miscelato con acqua, assume consistenza collosa ma non colante; le fibre interne distribuiscono le tensioni e impediscono crepe radiali. Dopo due cicli di rasatura e asciugatura (quattro ore totali), la superficie può ricevere lo stucco di finitura liscio, lo stesso impiegato per le giunzioni tra lastre. Il risultato finale sopporta l’urto accidentale meglio di un normale strato di gesso.
Il passaggio di finitura: poliacrilico ultrafine
Qualunque sia la categoria dello stucco di riempimento, la mano finale destinata a nascondere tracce e pori deve essere molto sottile e facilmente carteggiabile. I professionisti usano stucchi poliacrilici ultrafini, riconoscibili perché sul secchio riportano la dicitura “level 5 finish” o “rasante di finitura endotermico”. La granulometria inferiore ai quaranta micron permette di stendere un velo pressoché trasparente che si aggrappa come un primer al film di vernice circostante. Dopo l’asciugatura, una passata con spugna abrasiva a grana 320 uniforma la setosità. Il ciclo si conclude con una mano di fissativo acrilico diluito e due mani di pittura, così da uniformare l’assorbimento tra zona riparata e vecchia parete.
Fattori di compatibilità e precauzioni
È bene ricordare che il cartongesso teme l’umidità: usare stucchi a base cementizia tradizionale sarebbe controproducente perché rilasciano acqua per molte ore e possono gonfiare la carta. Lo stesso vale per l’uso eccessivo di acqua nell’impasto del gesso rapido; più il composto è fluido, più si ritirerà creando cavità. Al contrario, un impasto troppo asciutto non penetra nelle fibre e rischia di staccarsi. La regola pratica è impastare fino ad avere una crema che forma picchi morbidi senza colare dal frattazzo. Durante l’asciugatura evitare correnti d’aria calda dirette: l’essiccazione superficiale rapida intrappola umidità sotto crosta, generando poi crepe a tela di ragno.
Conclusioni
Riempire un buco nel cartongesso non è solo questione di tappare un vuoto: significa ristabilire la continuità meccanica e visiva tra carta e gesso, affinché la parete ridiventi un unico pannello liscio. Lo spackling leggero è la risposta immediata per i segni di chiodo. Le paste multiuso in cartuccia offrono praticità sui fori da vite. Il gesso rapido in polvere garantisce volume e resistenza nei crateri profondi. Gli stucchi fibrorinforzati, con l’ausilio della rete, risolvono le falle vere e proprie. Infine, un rasante acrilico ultrafine omogeneizza la texture e prepara alla verniciatura. Ogni prodotto nasce per uno scopo preciso: riconoscerlo e usarlo nel contesto giusto significa ottenere riparazioni invisibili e durevoli, mentre improvvisare con «un qualsiasi stucco» espone al rischio di fenditure, avvallamenti o macchie che riemergono appena la pittura si asciuga.
